Il processo

Nel 1919, Eglantyne e sua sorella Dorothy si unirono al Fight the Famine Council, un'organizzazione benefica che si proponeva di porre fine al blocco navale contro Germania e Austria, consentendo così la spedizione di beni di prima necessità. Attraverso comizi e manifestazioni in tutto il paese, riuscirono a coinvolgere professori universitari, scrittori, vescovi e politici nel movimento. Grazie alla generosità dei benefattori, il Consiglio istituì un fondo di soccorso per i bambini dell'Europa centrale.

Per sensibilizzare ulteriormente l'opinione pubblica, nel 1919 Eglantyne fece stampare dei volantini con l'immagine di due bambini austriaci malnutriti, accompagnati dalla scritta “Questa è la conseguenza del nostro blocco - milioni di bambini muoiono di fame”.

Fu durante questa attività di volantinaggio, a Trafalgar Square nel cuore di Londra, che fu arrestata dalle autorità britanniche per aver distribuito materiale senza l'autorizzazione necessaria. Tuttavia, anziché mettere a tacere il Consiglio, l'arresto ebbe l'effetto opposto: Eglantyne riuscì a toccare la coscienza dei presenti, suscitando compassione per quei "figli dei nemici" che soffrivano pur essendo innocenti. Il giudice, invece di condannarla severamente, emise una multa che pagò lui stesso al suo posto. Come scrisse a sua madre, quella sentenza “equivaleva alla vittoria”.

Il processo finì sulle prime pagine dei giornali, attirando l'attenzione su quella che era la drammatica situazione in Europa Centrale. Eglantyne era consapevole di come sfruttare quell'attenzione per promuovere ulteriormente la causa dei bambini affamati e bisognosi.

Eglantyne si appellò alla coscienza dei presenti, smuovendo in loro compassione per quei “figli dei nemici” che stavano soffrendo pur essendo innocenti.